Il nostro Dharma e il significato del nome

“Il Dharma venne enunciato con lo scopo di porre in essere le creature; ciò che è unito alla loro origine, quello è certamente dharma”:  si legge nel Mahabharata.

Il Dharma è un concetto molto vasto e, se vogliamo, anche molto pretenzioso utilizzarlo come nome del nostro progetto.

Qui sotto proverò a elencare i vari significati e testi in cui ritroviamo questa parola.

In India la parola usata per indicare la religione è proprio Dharma, che tuttavia ha molte valenze che non si esauriscono nell’ambito religioso.
Dal libro “Sanatana Dharma” di Stefano Piano: <La parola dharma deriva, secondo gli studiosi di sanscrito e dall’etimologia tradizionale dei testi hindu, dalla radice indoeuropea dhr-, che significa “sostenere, mantenere in essere” da cui si originano parole come firmus e forma. La complessità di significati ci aiuta a comprendere che è allo stesso tempo qualcosa di fisso, stabile, saldo, che non muta né viene meno, e la forma delle cose, la loro stessa natura, quella forza cioè che le fa essere così come sono e non altrimenti. Il dharma è qualcosa di simile a quello che noi chiamiamo “legge della natura”, è “norma” eterna e “ordine” sia del cosmo, sia della vita individuale e sociale degli essere umani.>
Per l’Induismo “vivere il proprio dharma che si incarna nella coscienza” è l’essenza stessa della religione.
Nelle Upanisad il Dharma è la verità (satya) e non vi è nulla di superiore.
Afferma la Vasistha-smrti (Tradizione di Vasistha): “Seguite il Dharma; guardate lontano, non vicino, guardate in alto, non in basso” (30,1)
E ancora dal Vaisesika-sutra (Aforismi del Vaisesika) di Kanada (I,1,2): “è Dharma quello da cui deriva la realizzazione del successo (in questa vita) e della liberazione finale (dalle rinascite)”.
Il Dharma ha quindi una distinzione di competenze (dottrina dell’adhikara-bedha) in base alla quale gli uomini hanno temperamenti, necessità intellettuali ed emotive e capacità diverse che non possono essere adattate indistintamente in una sola verità di fede. Così la prima dimensione del Dharma concerne la legittima fruizione dei beni in questa vita e l’altra che consiste nel fine ultimo dell’uomo (ovvero liberarsi per sempre dal mondo ciclico del divenire)
Fino ad arrivare a studiosi contemporanei come Rajabali Pandeya nel Hindu Dharmakosa: “si chiama Dharma quella sorta di vocazione o di istinto creativo insito in ogni cosa”

Vi sono varie caratteristiche, livelli e tipi diversi del Dharma che non staremo ad approfondire qui.

Il Dharma è quindi un valore attraverso il quale l’uomo si sente un col tutto, la piccola realtà terrena è l’immagine di una realtà più vasta

 

Essendo due gemelle, non siamo state neanche concepite sole, sin dall’origine il Dharma ci ha unito e certamente questo non è un caso. Il non sentirsi due persone completamente distinte ci ha portato a questo percorso di ricerca dello yoga, sempre insieme, in cui ognuna di noi si è dedicata ad approfondire aspetti differenti ma derivanti dalla stessa matrice (l’amore per il corpo, la fisioterapia, le filosofie orientali e l’antropologia)
Nel lavorare a questo progetto comune, che è poi la condivisione pubblica della nostra esperienza e del nostro percorso più intimo, abbiamo avuto sempre l’impressione che ci sia un filo, che lentamente si sta estrinsecando da una matassa prima disordinata e annodata. Lentamente si diventa ciò che si è destinati ad essere, sin dall’origine, quell’essere così come si è perché non si potrebbe essere altrimenti, quella vocazione insita in ogni cellula che è il motivo per cui siamo qui a fare ciò che facciamo.

Noi crediamo che sia proprio questo il nostro Dharma, consapevoli di tutta la pesantezza e profondità che questo nome porta

Ci auguriamo che con duro lavoro, dedizione e abbandono fiducioso, possa aiutare ognuno di voi a trovare il suo.

Buon inizio,

Chiara & Martina

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