Adjustments: la comunicazione del corpo (pt.1)

Esiste una comunicazione verbale e non verbale. Ci sono le parole e ci sono ciò che le parole non dicono. Un po’ come la differenza tra un “ti voglio bene” e un abbraccio. Entrambi veicolano lo stesso messaggio, ma in modo completamente diverso.

Alcuni insegnamenti prediligono la parola, la precisa mappatura delle direzioni che il corpo e il respiro devono prendere, altri il tocco, quella comunicazione più soggettiva e intuitiva, una sorta di parola “corpo a corpo”.

Al di là della parola, anche il nostro corpo ha
il suo linguaggio: i suoi gesti, le sue posture, le sue forme contengono un messaggio che possiamo comprendere e utilizzare per comunicare.
Il linguaggio non verbale è la prima forma di comunicazione (pensate al bambino che riesce ad esprimere i suoi bisogni ancor prima che abbia la parola), ma è anche una capacità che poi mettiamo in secondo piano, in un mondo poco silenzioso e dove si tende a parlare molto.
Date le premesse, a meno che non si abbia una certa consapevolezza corporea, una conoscenza professionale specifica (medica, fisioterapica, osteopatica, etc..), un certo vissuto che ti porta ad avere una sensibilità corporea raffinata, è davvero difficile comunicare “da corpo a corpo”: attraverso il tocco dell’insegnante risvegliare nell’allievo quella intelligenza intuitiva, non cerebrale per cui il suo corpo e il suo respiro prendono una strada diversa. In termini aulici la definirei una sorta di accensione neurale di un percorso sinaptico; in termini semplici direi un po’ come quando da piccoli la mamma ti prende per mano per attraversare la strada.
 Nell’ambito della fisioterapia manuale a noi terapisti viene richiesto di sentire sotto alle nostre mani la Resistenza (R) di determinate strutture: non solo il movimento passivo che sono in grado di compiere, ma soprattutto il freno (R) che a un certo punto, in modo naturale, qualsiasi struttura oppone al movimento. È una capacità veramente fine e complessa (si pensi al movimento passivo di una vertebra ad esempio…riuscite a immaginarvi di sentire attraverso le vostre mani un movimento di pochi millimetri? E quando si inizia a frenare questo movimento? Sembra quasi un’impresa impossibile).

Fortuna che all’interno dell’ambito dello yoga e in particolar modo degli adjustments spesso è richiesto un aiuto all’interno di un movimento di un range più ampio, seppur alcune azioni siano molto fini. Quindi notizia positiva: sentire la resistenza all’interno di un movimento ampio è molto più semplice.
Provate: chiedete a un vostro allievo di distendersi e di stare completamente rilassato (già qui si potrebbe aprire un ampio capitolo sullo stato di rilassamento, tono muscolare e come ciò influenza il movimento, ma andiamo oltre). Sollevategli un arto inferiore senza che lui faccia la minima azione e provate a sentire quando inizia ad esserci un freno (R) al movimento. Non è quando siete arrivati a fine corsa, lì siamo già alla fine del movimento; il punto dove inizia la resistenza è un po’ prima. Quanto prima? Dipende. In persone più rigide inizierete a sentire prima questa resistenza, in persone molto flessibili arriverà  molto più in là. È il caso di dirlo: come dice Patrick Tomatis, autorevole insegnante di Hatha Yoga, non ci sono persone rigide o flessibili ma piuttosto persone che hanno più o meno delle resistenze. E se la resistenza arriva prima…meglio! Arriva prima anche la possibilità di imparare.
Quanto spingersi oltre la resistenza? Anche qui dipende.
Nel caso degli adjustments quindi, ancor prima che la tecnica, è richiesta una sensibilità fine e intelligente, per non nuocere prima
di tutto.
In fisioterapia decidiamo se lavorare con o senza uno specifico dolore. Nel caso dello yoga direi che è meglio stare al di fuori della sensazione dolorosa.
Chiedetevi,o meglio sentite, fino a che punto quella persona (e non solo quel corpo) ha bisogno di entrare nelle proprie resistenze.
Iniziate a portare energia amorevole nelle vostre mani, il tocco sarà sicuramente più delicato all’inizio perché il sentire richiede lentezza. Ma spesso sono le cose più dolci che riescono ad arrivare in profondità.
Dopo che avrete instaurato questa intenzione potremo approfondire aspetti più tecnici, come ad esempio qual è il ruolo dell’allievo che riceve l’adjustment.
Questo sarà argomento del prossimo articolo.
Intanto non perdetevi il post di Mark al riguardo “what is the place of hands on adjustments”: https://instagram.com/p/BfSWnwTl83T/
Martina
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